mercoledì, 28 giugno 2006, ore 08:28

Noi siamo da secoli
Calpesti, derisi,
Perché non siam popolo,
Perché siam divisi.
Raccolgaci un'unica
Bandiera, una speme;
Di fonderci insieme
Già l'ora suonò.

Stringiamci  a coorte! 
Siam pronti alla morte;
Italia chiamò.

Uniamoci, amiamoci;
L'unione e l'amore
Rivelano ai popoli
Le vie del Signore. 
Giuriamo far libero
Il suolo natio:
Uniti, per Dio,
Chi vincer ci può?

Stringiamci  a coorte! 
Siam pronti alla morte;
Italia chiamò.

Questa mattina in un attacco di patriottismo mi sono riletta questi passi dell'Inno di Mameli (seconda e terza strofa), certamente più chiari che non la prima strofa che si suole solitamente cantare

Anche se  "L'unione e l'amore/ Rivelano ai popoli/ Le vie del Signore/  visti i vari Prodi  al Governo e Luxuria al parlamento potrebbe suonare politicamente ambiguo! =PpPpP

Sbavette
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categoria : pensieri, politica

sabato, 24 giugno 2006, ore 08:01

LA LUXURIA DEL POTERE

Sono bastate poche settimane di governo dell’Unione per fare l’esperienza di quello che l’illustre

giurista Piero Pajardi, in un suo attualissimo libro, definiva la lussuria del potere.

Ne abbiamo viste e sentite di tutti i colori: affermazioni di ministri che si sarebbero attuate ricerche

e sperimentazioni sulle cellule staminali degli embrioni, che la famigerata "pillola del giorno dopo"

sarebbe stata, a breve, mutualizzata, che si sarebbero creati luoghi per aiutare i drogati "a

drogarsi"… e tutto questo con grandi inni alla libertà e alla democrazia che vivono in maniera totale

solo a Cuba e con inquietanti ricordi di un passato non propriamente esemplare di uomini ormai ai

vertici delle istituzioni.

Su alcune cose il popolo sovrano si è espresso in modo inconfutabile: con una maggioranza

schiacciante il fallimento del referendum sulla fecondazione assistita ha chiuso, anche, ogni

sperimentazione embrionale. Ma sembra che questo all’On. Mussi non faccia nessun problema.

Altre questioni sono in assoluta rottura con quei valori che il popolo italiano sente singolarmente

vicini alla propria mens e che il Papa Benedetto XVI ha definito "non negoziabili": la vita, la

persona, la famiglia, l’educazione.

Ma delle convinzioni del popolo il potere catto-comunista se ne fa "flocci". Siamo di fronte ad una

arroganza da "cafoni"

Le istituzioni hanno valore se sono "benedette", cioè di sinistra: in caso contrario sono da superare,

quando non da abbattere, per affermare la propria "egemonia" (sta tornando di moda questa orrenda

parola).

L’arroganza accompagna inevitabilmente un potere ideologico, sostanzialmente ancora totalitario.

Ma chi dice ancora che lo stalinismo è morto?

Nelle file dell’Unione militano anche dei cattolici, dichiarati e "famosi".

Molti si aspettavano che di fronte alle iniziative politiche o affermazioni tese a negare verità

sostanziali della verità cattolica questi cattolici avrebbero assunto una posizione critica e forse

anche dato vita, insieme ad altri cattolici, ad iniziative anche politiche che impedissero la sconfitta

della Chiesa, e quindi della civiltà.

Niente da fare. Come "l’ordine regnava a Varsavia", così l’ordine regna a Roma.

Ancora una volta la ragione di potere sconfigge la coscienza cristiana e la libertà personale.

Anzi uno di questi famosi uomini politici cattolici, approdato finalmente (?!) al PDS, dopo essere

stato Presidente diocesano di una grande associazione cattolica, capo ufficio stampa di una

prestigiosa università, fondatore dell’associazione cattolica "Città per l’uomo" ha detto

esplicitamente che salvare l’unità dell’Unione (bellissimo scherzetto semantico) era un valore che

superava tutti gli altri.

Anche la fede, anche l’unità dei cristiani nel Battesimo, anche l’obbedienza al Papa? Pare proprio di si.

Stiamo assistendo allo spettacolo miserevole della fine ingloriosa del cattolicesimo sociale, che è

stato un evento epocale per il nostro Paese e per la sua democrazia.

Don Luigi Sturzo, Alcide De Gasperi e quella immensa schiera di cristiani che hanno, in politica,

difeso la Chiesa e promosso la democrazia hanno di che rivoltarsi nelle loro tombe



+ Luigi Negri

Vescovo di San Marino–Montefeltro

16 giugno 2006

Sbavette
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venerdì, 23 giugno 2006, ore 11:09

sessuologi in difesa della Chiesa
di ANTONIO SOCCI
SORPRESE


Mentre infuriano le polemiche sul gay pride e sulle presunte "interferenze" della Chiesa su questioni di costume e di etica pubblica (il Papa stesso ha dovuto precisare, con uno splendido discorso ai giovani, che la Chiesa non è "sessuofobica" e non è un tribunale di proibizioni, ma è un grande "sì" alla felicità), è uscita una sorprendente e inattesa apologia della Chiesa Cattolica sulla "Rivista di sessuologia", che è il magazine ufficiale del Centro italiano di sessuologia. Perché un simile riconoscimento alla Chiesa da un ambiente scientifico, certamente laico? Azzardo una risposta: per l'"infelicità" di questo tempo di falsa esuberanza, congestionata e obbligatoria. Perché è ormai una malattia sociale che non trova guarigione senza un abbraccio consolante, che dà senso al vivere e al morire. (...)


[Olllà! Lupetti, il mio ex-regista, e tutti i comunistoni preoccupatissimi della libertà e qualità di vita sessuale mia e dei cattolici credenti ora forse potranno finalmente tranquillizzarsi!]

Sbavette
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giovedì, 22 giugno 2006, ore 21:39

Il perchè della Lega Nord....

Diciamocelo, non ho mai sopportato Bossi, e neanche la Lega: è qualcosa di totalmente estraneo al mio pensiero e alla mia cultura, ma da qualche anno una ragione personalissima (Dio ha punito le cattiverie che dicevo sulla Lega facendomi trovare il ragazzo leghista) mi ha imposto di doverci riflettere su e di sforzarmi a capire (anche perché non potevo limitarmi a ritenere che il mio ragazzo fosse un deficiente, anche perché non lo è affatto, anzi, ha una intelligenza brillante e una cultura elevata).

L'idea che mi sono fatta è che Bossi per tanta gente del Nord Italia rappresenta il loro “Pasquino”... Avete presente quella antica statua soprannominata “Pasquino” in quella piazza romana a cui da secoli vengono affissi i messaggi della gente, del popolino, messaggi di satira, lamentele contro l'autorità, le magagne del popolo,…Si dice che questo Pasquino fosse un ciabattino che viveva in quella piazza, per scherzo la gente iniziò ad affiggervi i messaggi, che continuano a comparire di tanto in tanto tutt'oggi. Quest'ometto bruttino, spettinato, poco acculturato, burbero e ora pure malandato che spara parolacce e bordate di continuo eppure è adorato dal suo popolo, non è un Pasquino?...  Bossi non assomiglia al macellaio, il verduraio dell'angolo, l'operaio che lavora in fabbrica di fianco a te, l’anti-politica in politica?... Io non so se le sue parole abbiano un senso concreto, politico, forse no, forse hanno un senso puramente "espressivo".

Io credo che dietro questo “fenomeno” ci sia il disagio del Nord. Il Nord non è solo la parte ricca d'Italia, ma la parte "sazia e disperata" per usare le parole di un Cardinale. E aggiungiamoci pure che non ovunque attualmente è così sazia. Parlavo con un industriale di Garda qualche tempo fa e mi raccontava che da quelle parti ci sono tantissimi giovani disoccupati, così nel Biellese e le zone montane del Piemonte in cui hanno fondato la propria ricchezza solo sul tessile che è in piena crisi per via della Cina… Il Sud ha ancora la forte ricchezza di legami sociali più stretti e solidali che il Nord ha molto meno. Il Nord ha servizi sociali migliori, ma i servizi ti raccolgono solo quando hai raggiunto il fondo e ti sei già messo a scavare. In una cultura efficientista in cui ti insegnano sin da piccolo che il lavoro è tutto, quando non hai più il lavoro, e non hai dei legami famigliari validi che ti sostengano, cosa fai?

La “Padania” in fin dei conti non è essa stessa manifestazione di disagio in quanto fuga utopica da una realtà che non si accetta e che non si sa come cambiare? Non è in fin dei conti una visione messianica? Una terra mitica staccata dal resto dell’Italia, da Roma e dal Sud, che rappresenterebbero invece la corruzione, la disonestà e tutti i mali della terra? Questo volere rintracciare anche un confine “razziale” identificandosi ad esempio con i celti, questo fabbricare gadgets come monete della Padania, targhe della macchina della Padania,.. ??

Io non mi limito a vedere queste cose semplicemente come soluzioni sbagliate e veramente grottesche, ma risposte nate da esigenze che sono comunque un problema a cui anche un non-leghista dovrebbe tentare di dare una risposta.

Aggiungiamoci poi ragioni storiche come l’imborghesimento e l’”intellettualizzazione” della sinistra in cui forse un operaio non si trova più a suo agio come 50 anni fa (Bossi, ricordiamocelo, viene dalle file di Democrazia Proletaria e molti dei leghisti della prima ora erano ex-comunisti), la scomparsa della DC, tangentopoli, e la reazione al sistema…

[Naturalmente se il mio ragazzo dovesse leggere quello che ho scritto non sarebbe daccordo con la mia analisi, anche perchè forse in effetti enfatizzare la ragione del disagio sminuisce la portata politica del messaggio (ma quindi anche la responsabilità politica del messaggio...), ma confido che continui a ignorare totalmente il mio blog come ha sempre fatto finora =P...] 

Sbavette

giovedì, 22 giugno 2006, ore 16:38

Il Comandante Partigiano e l'Esorcista...

Mi ricordo che un giorno lessi qualcosa a proposito delle gesta di un comandante dei partigiani cattolici che operava sul fronte tosco-emiliano e si incontrava in segreto, di notte, con gli altri capi-partigiani cattolici, in una delle chiese del centro storico di Modena. Il suo cognome era Amorth.

D'altra parte ho letto per fede e per curiosità verso il tema, diversi libri di padre Amorth, il famoso esorcista, Presidente degli esorcisti internazionali. Essendo modenese ho pensato fosse magari un parente di quel comandante Amorth dei partigiani.

E invece non sono parenti: sono la stessa persona! Padre Amorth è il Comandante Amorth!!

Quando era comandante partigiano era giovanissimo, lo è stato infatti dal '43 al '45 cioè dai 18 ai 20 anni, a guerra finita fu insignito della medaglia al valor militare e nel '47, all'età di 22 anni, fu nominato vice delegato nazionale dell'allora Presidente dei Movimenti giovanili della DC: Giulio Andreotti.
Allora Gabriele Amorth era legato al gruppo della DC di La Pira, Dossetti, Fanfani e Lazzati ma la lascerà presto per entrare nella società San Paolo e nel '54 diventerà sacerdote.
Solo nell'86 diventerà esorcista, ed oggi è il più famoso esorcista del mondo.

Stralcio di intervista (dal Resto del Carlino del 10 Giugno) che mi ha fatto godere un sacco (perchè la pensiamo proprio uguale *______*...):

E adesso com'è l'Italia?
"Superstiziosa, laicista, pagana e sommersa fino al collo in aborti e divorzi, e prossimamente anche nei Pacs."

Di chi è la colpa secondo lei?
"Del comunismo e del consumismo"

Il primo è al Governo.
"Pare proprio così"

Però assieme ai cattolici della Margherita
"La Margherita non tiene conto dei principi evangelici. Invece c'è bisogno di tornare a Dio con tutto il cuore"

...Mitico Comandante! Continua così!!! *____________*


(...in questa foto in effetti il comandante è un po' inquietante...)

Sbavette
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mercoledì, 21 giugno 2006, ore 13:28

Soubrettes e "prestazioni occasionali"...

Tralascio tutto il discorso sullo schifo delle intercettazioni divulgate, tralascio le ovvie perplessità del come mai diventino uno scandalo e un caso per AN quando tutti sanno benissimo che tutto l'arco costituzionale  da Rifondazione a Alternativa sociale passando per il gruppo misto rifila le sue belle raccomandazioni a destra e a manca... tralasciamo, tralasciamo e parliamo pure del troiaio.

Leggevo tempo fa un articolo di una Commissaria europea svedese che additava la TV italiana come la più sessista d'Europa, piena com'è, dalle 8 di mattina alle 8 della mattina dopo, di donnette utilizzate solo per l'ostentazione provocatoria del loro corpo e nulla più.

Io sono sempre stata disgustata da veline-letterine-schedine e compagnia bella, ma mi son sempre detta: forse sono io che faccio come al solito la bigotta-medievale&oscurantista, per cui quell'articolo del commissario delle pari opportunità mi rincuorò molto: "Ah, bene, non ci sono solo io nauseata da tette e chiappe al vento a tutte le ore, siamo almeno in due in europa...", mi  sono detta.

Una volta recitavo e mi è capitato di fare qualche provino.

Ricordo con particolare disgusto proprio quello per la RAI...
In teoria si richiedeva una buona dizione e livello culturale ma quando sono arrivata là constatai subito che non avevo mai visto una tale concentrazione di mignotte tutte in una volta sola, con 'ste labbra e 'sti seni così gonfi che mi aspettavo che esplodessero da un istante all'altro. La consegna delle foto è stata esilerante. La maggior parte aveva delle foto da calendario, mezze nude (o nude) e in pose erotiche, io sembravo una aspirante presentatrice dell'Albero Azzurro...
Ma la cosa più divertente era che proprio loro passavano le selezioni, e alcune di loro (alla faccia della dizione) manco sapevano bene l'italiano (...erano straniere...) mentre venivano palesemente scartate persone nettamente più qualificate e per nulla meno belle. Quanto al livello culturale richiesto, manco una domanda di cultura generale.

Quello è stato l'ultimo provino che ho fatto.

Poi lentamente ho smesso pure di recitare. L’ultima volta che l’ho fatto è stato semplicemente per uno spettacolo durante una rievocazione storica, nulla di che. Mi manca anche un po’ la recitazione.

 

Sbavette

sabato, 17 giugno 2006, ore 13:41

Sulle dichiarazioni di AC e Acli riguardo al referendum

“Certi cattolici dovrebbero finirla con il vagheggiare una specie di marxismo spurio, buttando via come ciarpame l'insegnamento cattolico-sociale della coesistenza e della cooperazione fra le classi, e invocando un socialismo nel quale i cattolici perderebbero la loro personalità e la loro efficienza. […]
Non riesco a comprendere quei cattolici che a completare la loro figura sociale arrivano alla eliminazione delle classi sociali, e per una socialità antieconomica trasformando il giusto e limitato intervento dello Stato in vero e proprio statalismo non solo economico ma conseguentemente anche politico."
Don Luigi Sturzo
 
In questi giorni, dopo i tradimenti Parlamentari (e anche locali) della Margherita rispetto ai valori del cristianesimo sociale e le esternazioni dell’ Azione Cattolica e dell’ACLI (il cui ex-Presidente Bobba il 13 Giugno in Parlamento ha votato insieme alla Binetti della Margherita contro la mozione che chiedeva al governo Prodi il ripristino della firma europea contro la sperimentazione sugli embrioni umani), mi sono tornate in mente queste parole di Sturzo, profetiche, rispetto al destino di chi “getta come ciarpame gli insegnamenti cattolico-sociali”: la perdita della propria “personalità” cattolica e della propria “efficienza”... 

 Questo è quello che sta accadendo alla Margherita, e che accade da 50 anni a questa parte nell’Azione Cattolica. In questi giorni l’Azione Cattolica e le Acli riempiono le pagine dei giornali col loro “No” al referendum, tema squisitamente politico-istituzionale in cui non vi è realmente una differenza tra cattolici e non cattolici (ma solo tra persone di una determinata parte politica e quelle di un'altra) mentre non dice una parola sui temi “eticamente sensibili” come le recenti vergognose vicende sul finanziamento alla ricerca sugli embrioni umani, la tutela della famiglia e quei temi che il Papa ha definito “non negoziabili”, in cui invece sarebbe indispensabile la mobilitazione dei cattolici.

Non mi dilungo sul referendum e su tutte le tematiche implicate, mi limito a ricordare innanzitutto che da ben 150 anni (prendendo come punto di partenza il neoguelfismo del 1848) il cattolicesimo sociale ha sempre puntato sulle autonomie locali e il federalismo. L’unico motivo per cui questi non furono attuati nella Costituzione del 1948 era il pericolo comunista. Le amministrazioni locali infatti erano in buona parte governate dai comunisti (che avevano anche ereditato gran parte delle posizioni e del patrimonio delle cooperative fasciste, della Gil e il ministero della post-bellica, fattori che comportarono la “rossificazione” di intere zone) che allora minacciavano la guerra civile appoggiati all’esterno dall’Unione Sovietica: per far fronte a quella situazione di emergenza la DC rinunciò a rivendicare le autonomie e optò per il centralismo, perché solo con esso lo Stato democratico nascente poteva sedare facilmente un eventuale insurrezione.
Andrea Olivero, Presidente delle Acli mistifica il pensiero di De Gasperi nel momento in cui dice di ispirarsi ad esso e lascia intendere, dalle colonne del Resto del Carlino, che questa riforma minaccia i valori della Costituzione. La riforma infatti modifica solo la seconda parte, quella della struttura istituzionale, e non la prima, quella dei valori, e fu proprio De Gasperi a dire che i democratici cristiani sono conservatori per quanto riguarda i valori e riformisti per quanto attiene le strutture. Noi, con tutti i limiti che pur presenta questa riforma anche a nostro parere (limiti che potranno essere corretti se vincerà il Sì), stiamo facendo proprio questo. Invece la sinistra fa esattamente il contrario delle indicazioni di De Gasperi: riformista per quel che attiene i valori (mentre noi medievali e oscurantisti del centro-destra continuiamo a credere ancora ostinatamente in quelle vecchie cose fuori moda come la tutela della vita umana e la famiglia fondata su un uomo e una donna) e sono conservatori per quel che attiene le strutture. Con queste premesse, la questione del metodo col quale si è giunti alla riforma, sollevata sia da AC che dalle Acli, è giusta ma totalmente strumentale.
Non è strano che coloro che oggi parlano a nome dell’Azione Cattolica e delle Acli citino sempre Dossetti e altri esponenti della sinistra democristiana, quei “professorini” dai quali Don Luigi Sturzo metteva in guardia i cattolici.
“L’Azione Cattolica per la quale sono stati fatti tanti sacrifici non è più la nostra”. Così scriveva amaramente Luigi Gedda nelle sue memorie ripercorrendo ciò che lui e il Papa si dissero in un incontro. Lui che durante il fascismo riuscì a mantenere autonoma e libera dal potere fascista l’Azione Cattolica, lui che nel ’45, dopo 25 anni di militanza nell’Azione Cattolica creò i Comitati Civici che batterono il Fronte Popolare dei Comunisti, lui che dirigerà l’Azione Cattolica nei momenti più difficili della prima storia Repubblicana. Eppure l’Azione Cattolica aveva tradito lui e il Papa, stava cambiando e non seguiva più le indicazioni del Pontefice ma quelle della DC, o meglio di una parte della DC: quella della sinistra democristiana, dei “professorini” di Dossetti. Iniziò in quegli anni il tracollo dell’Azione Cattolica che in breve tempo passò da 3 milioni di iscritti a soli 600.000.

Su quella linea l’Azione Cattolica ha proseguito la propria opera che ha discriminato persone come Andreotti (vedasi le dichiarazioni di Lazzati sull’”Europeo”) con l’accusa di essere troppo vicini a De Gasperi, e ha regalato all’Italia esempi  come Rosy Bindi (grazie alla quale tra poco forse avremo le unioni civili in Italia), la Zarri (di Rifondazione Comunista),… . Se oggi gli iscritti della Azione Cattolica sono solo 200.000 e non rappresentano più l’azione sociale dei cattolici italiani la cosa non stupisce dunque molto.

I miei nonni facevano parte dell’Azione Cattolica, i miei genitori facevano parte dell’Azione Cattolica, io non faccio parte dell’Azione Cattolica. Mutamenti dei gusti generazionali? No, semplicemente ho preso atto del fatto che, come amaramente constatò qualcun’altro prima di me, “L’Azione Cattolica per la quale sono stati fatti tanti sacrifici non è più la nostra”... Certo, in altre città italiane conosco giovani dell’UDC impegnati attivamente nell’Azione Cattolica, ma non invidio i sentimenti e l’amarezza che stanno vivendo ora di fronte alle posizioni della dirigenza di AC.

Voglio concludere però queste osservazioni non nell’amarezza ma nella speranza, quella che nonostante tutto possa nascere un dialogo aperto e franco tra le varie componenti del cattolicesimo sociale perché uscire dalla logica della “riserva indiana” è forse la nostra unica possibilità di affrontare le sfide dei tempi.

Sbavette

martedì, 13 giugno 2006, ore 16:12

Massa, Popolo e Minoranza Creativa
(testo di formazione politica scritto da me)

“Zeri, miliardi di zeri, stanno per invadere la nostra terra. Ecco il nemico che ci sommergerà se non facciamo in tempo l’argine. E per fare l’argine occorre che ci siamo tutti, stretti l’uno all’altro.
Ai miliardi di zeri noi contrapporremo 46 milioni di unità (…).
Fate tutti il vostro dovere: tutti vuol dire ognuno di noi. Bisogna perdere lo spirito dell’orda e acquistare la coscienza del valore che ognuno ha nella vita nazionale come individuo.
1.000.000 di italiani non vuol dire Uno seguito da tanti zeri quanti ne occorrono per significare che l’Uno più il resto fanno un milione. Un milione di Italiani deve significare 1 più 1 più 1 più 1 più 1 più 1 tante volte fino a quando la fila risulti di un milione di unità in cui l’ultima è sostanzialmente uguale alla prima. Così si fa la siepe. Uscire dalla schiavitù degli zeri che vogliono dire 100 o 1.000 o 100.000 e non vogliono dire nessuno. Trovare se stessi e il senso dell’individuo e la misura precisa della sua funzione nel totale. Ciò significa acquistare il senso della propria responsabilità. Il milione si trova nella condizione del gregge: via il pastore, il gregge non sa più dove andare. Via l’uno, i sei zeri del milione non valgono più niente. E allora pur di valere qualcosa si affidano al primo Uno cui possono accodarsi, senza preoccuparsi se si tratta di un 1 o di un –1.
Ognuno deve acquistare il senso del suo valore di individuo, non più elemento del gregge. Non le azioni di massa, ma una massa di azioni individuali. Non vergognarsi di possedere un cervello personale. (...) E ad ogni ondata risponderemo con l’arma formidabile di chi non vuol vendersi a nessuno. A ogni assalto risponderemo con un buco nella cinghia. O la va o la spacca.”

(Giovannino Guareschi da “Zeri e Unità”, Mondo Candido 1946-1948)

Nell’epoca in cui il concetto di “massa” era più che mai in voga Guareschi lo contesta con parole molto dure (scrive in un'altra occasione:“La massa ha centomila occhi ma è cieca, e non ha un pensiero, perché il cervello collettivo è soltanto un orrenda smisurata frittata di materia grigia”).
La critica al concetto di massa da parte dei pensatori cattolici è un leit motif che ha origini lontane (basti pensare alla concezione negativa della massa per il Manzoni), ma non deriva affatto da una visione snob e diffidente nei confronti del popolo, come spesso si è detto erroneamente, ma anzi da una visione autenticamente “popolare”. Lo stesso motto dei partigiani cattolici del Movimento Guelfo “Cristo Re e il Popolo, il Popolo e Cristo Re” si rifà, per esplicita dichiarazione dei suoi fondatori, al mito delle autonomie locali e popolari espresse nelle esperienze dell’Italia dei comuni e in particolare nella Repubblica fiorentina. Il tema del popolarismo nel pensiero dei primi democratici cristiani si intreccia fortemente con il federalismo e, per quanto siano numerosi i documenti politici cattolici atti a favorire le autonomie locali e la sussidiarietà anche in precedenza (basti pensare al “Programma sociale della Democrazia cristiana scritto da Giuseppe Toniolo nel 1899) l’ esempio classico di questo connubio è certamente il pensiero di Don Luigi Sturzo fondatore del Partito Popolare.
De Gasperi in seguito sostenne che il termine “Massa” o “Masse” non dovesse essere utilizzato dai democratici cristiani, ma dovesse essere sostituito proprio dal termine “Popolo”.
Il concetto di Massa infatti annulla l’identità e l’eterogeneità di chi la compone, e coincide perciò spesso con delle visioni umane riduttive come quella “totalizzante di tipo assolutista” e quella che possiamo dire “totalizzante di tipo liberista”: nella prima, tipica ad esempio delle dittature naziste e comuniste, il singolo uomo in quanto tale non serve, ma è utile solo strumentalmente, per raggiungere determinati obbiettivi, nella seconda l’uomo è visto come oggetto-soggetto di consumo. In entrambe le visioni la massa si fa strumento in balia di chi le impone un fine.
Il concetto di Popolo invece rappresenta l’insieme naturale, intrinsecamente composito ed eterogeneo, di più identità spontanee, singoli e gruppi intermedi liberi e interagenti che godono di autonomia e dignità e dunque, proprio per questo, non possono essere “utilizzati” o “sacrificati”, arbitrariamente dall’economia, dallo Stato, o dalle forze politiche per il raggiungimento di un fine sociale o economico, per quanto alto si creda che questo fine possa essere.
Oggi, nell’era della globalizzazione, questi concetti hanno subito certamente dei mutamenti. Forse oggi è difficile concepirsi sia come “massa”, sia come “popolo”, il primo è stato sostituito dall’utenza, dall’esercito dei consumatori e il secondo dalle reti di soggetti singoli e collettivi interagenti. Nel teatro globale si intrecciano sempre di più i rapporti tra la dimensione “micro” del gruppo e quella “macro” della moltitudine ed è in questo contesto che Benedetto XVI ha utilizzato per la prima volta, per designare il comportamento dei cristiani nella società, il termine di Toynbee “minoranza creativa”: “bisogna dare ragione a Toynbee, che il destino di una società dipende sempre da minoranze creative. I cristiani credenti dovrebbero concepire se stessi come una tale minoranza creativa”. L’operato dei cristiani nell’era globale diviene insomma più che mai simile all’evangelico granellino di senapa “che quando viene seminato per terra, è il più piccolo di tutti i semi che sono sulla terra; ma appena seminato cresce e diviene più grande di tutti gli ortaggi e fa rami tanto grandi che gli uccelli del cielo possono ripararsi ala sua ombra” (Mc 4,30-32).

Sbavette
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categoria : politica

martedì, 13 giugno 2006, ore 14:46

Eh, ma che bello, oggi è "S. Antonio da Padova", il mio santo, il patrono delle cose perse (e difatti io sono una causa persa), esattamente 25 anni fa sono stata battezzata e da allora sono diventata una rompiscatole cristiana "medievale-e-oscurantista"! *___________* Che bello!

Sbavette
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categoria : pensieri, diario, fede

lunedì, 12 giugno 2006, ore 21:45

Esempio tipico del trattamento che ricevo dai colleghi di partito.... e poi si chiedono come mai le donne evitino di fare politica....
From: "organizzativo udc"
To: "Antonella"
Sent: Monday
Subject: Re: nomi simpatizzanti del giovanile

Ciao Gnocca, il Martinelli mi ritorna indietro... controlla la mail...
baci con la lingua
Sbavette
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