lunedì, 02 aprile 2007, ore 18:42

Nel Documento per la Convenzione Programmatica dell’UDC del 20-21 Aprile 2002 si affermava l’urgenza di “realizzare una nuova sintesi culturale prima ancora che politica, tra la dottrina sociale cristiana e il pensiero liberaldemocratico” alla luce delle istanze emerse negli ultimi decenni della storia del nostro paese.
A 5 anni di distanza possiamo dire che molto poco è stato fatto nel tentativo di definire la natura culturale e politica dell’UDC, tema riemerso ora con forza dopo la svolta di Casini.
De Gasperi nel momento in cui si profilava una maggior apertura a sinistra scriveva:“Bisogna raggiungere questa doppia meta: guadagnare degli amici e tuttavia come partito non perdere l’anima.” Di fronte alla stessa duplice meta occorre finalmente interrogarsi su quale sia l’anima dell’UDC, cosa che ci stimolano a fare anche alcune delle tesi congressuali scritte dal Presidente Buttiglione.

“Unione dei Democratici Cristiani di Centro” a mio parere non significa affatto che l’UDC raduna semplicemente i sopravvissuti o gli eredi di quella grande esperienza storica che è stata la DC, né significa che unisce semplicemente persone “democratiche” e persone “cristiane”, infatti questi non sono aggettivi che esprimono caratteristiche personali di chi ne fa parte, ma ne esprimono semmai il fine.
I democratici cristiani infatti sono quelle persone che (oggi!) vogliono creare una democrazia cristiana, cioè coloro che ritengono si possa costruire uno stato moderno, realmente democratico e partecipativo, fondato sui principi di libertà e di solidarietà combinati in quella particolare relazione che noi deriviamo dall’ideale della fratellanza evangelica, e che impedisce di attingere alla libertà a scapito della solidarietà (scivolando nel liberal-liberismo) o attingere invece alla solidarietà a scapito della libertà (scivolando nel social-comunismo).
Il fratello infatti è colui di cui mi curo ma che non mi appartiene, colui che ho il dovere di sostenere (-->la solidarietà), ma su cui non ho arbitrio (---> la libertà).
Per questo la fratellanza è la radice evangelica dell’agire politico democratico cristiano e il valore orientativo di una recta civitas.
Scriveva Don Primo Mazzolari sul giornale della DC di Mantova: “Qualcuno dice che noi [democristiani] dividiamo il mondo in due parti. No. Coscienza cristiana è coscienza di cattolicità [universalità]. Non ci sono “altri” davanti a me, ma c’è il prossimo, i miei fratelli. Io non ho mai diviso gli uomini a seconda delle opinioni politiche, io non ho mai creato barriere; il mio abbraccio non esclude nessuno. Bisogna prendere coscienza della nostra grandezza, ma riconoscere anche la nostra povertà di cristiani”.
Lungo il continuum Libertà/Solidarietà c’è sempre stato qualche democratico cristiano più vicino al polo della libertà e qualche d’un altro più vicino a quello della solidarietà, eppure non possiamo cadere nel tranello di scegliere a monte di prediligerne solo uno dei due, altrimenti non saremmo più un partito cristiano.
Dunque guardo con molta diffidenza i tentativi di qualcuno di avvalorare la tesi dell’esistenza di un “cristiano di centro-destra” (che fa di famiglia, vita e ordine i suoi punti di forza) contrapposto ad un “cristiano di centro-sinistra” (che avrebbe come punti di forza pace e solidarietà).
Questa visione è fasulla, noi non siamo “cristiani a metà”, siamo cristiani integrali (ma non integralisti…) e crediamo nella pace quanto nella tutela della famiglia, nella solidarietà quanto nella sicurezza sociale.
Quell’idea di una democrazia cristiana fondata sulla fratellanza intesa come unione di solidarietà e libertà, seppur trasformata nel tumultuoso fiume delle vicende storiche, è la stessa che ha animato i neoguelfi del 1848, il movimento cattolico, l’opera dei congressi, i democratici cristiani di Romolo Murri, i popolari di Sturzo, la resistenza cattolica, la Democrazia Cristiana di De Gasperi e di Dossetti,… ed è stessa idea che noi oggi nel 2007 siamo chiamati a plasmare e trasfondere nelle nuove forme delle strutture sociali, economiche e giuridiche del presente.
Non si può negare che ci troviamo in un tempo di forti contrapposizioni su temi importanti che riguardano il futuro del nostro paese: la vita, la famiglia, la solidarietà, l’educazione, la pace, l’accoglienza dello straniero, il rispetto delle norme civili, l’identità nazionale,…Ma più lo scontro è difficile e più occorre per poterlo vincere recuperare le armi che ci sono proprie, quelle del confronto aperto e della mediazione.
Scriveva sempre Don Primo Mazzolari: “La forza della nostra rivoluzione, il suo mordente, non è nella negazione o nell’antitesi, ma in un “di più”, in una pienezza nei confronti della giustizia di questa o quella ideologia, di questa o quella umana passione. Sulle strade della giustizia e dell’amore un cristiano che non sia un ”di più” è un perduto”.
Nel pensiero marxista il mezzo con cui si raggiunge il fine è l’antitesi, nel pensiero di ispirazione cristiana il mezzo, al contrario, è testimonianza del fine. [Se ad esempio nel pensiero marxista una società concorde si attua attraverso la sua negazione, cioè la violenza, nel pensiero cristiano una società concorde si attua attraverso la concordia stessa.] Per questo l’approccio democratico cristiano non può essere fondato sull’opposizione (come nel marxismo) ma sulla affermazione (la testimonianza) e dunque sulla mediazione.
La stessa storia democratica cristiana ce lo ha dimostrato. I democratici cristiani del movimento cattolico al grido comunista “Proletari di tutto il mondo unitevi!” rispondevano “Proletari di tutto il mondo unitevi in Cristo!” e non certo “Abbasso i proletari”; Don Luigi Sturzo in Sicilia era alleato coi liberali, ma le leggi contro i privilegi dei grandi latifondisti le votava coi socialisti contro i liberali; la DC ha avuto come sua scuola l’esperienza dell’Aventino e dei Comitati di Liberazione Nazionale. Questi non sono esempi storici di “inciucio” ma di coerenza coi propri ideali in cui i democratici cristiani hanno dimostrato, in momenti di durissima contrapposizione politica, la capacità di dialogare, di andare oltre le divisioni, di inserirsi e poi trascendere gli schemi, di scardinarli se è necessario al raggiungimento o alla difesa dei valori più alti.
Questa visione non corrisponde necessariamente al “centrismo” o al terzopolismo, giacchè può collocarsi pienamente (e per me attualmente non vi è altra possibile scelta) nel centro-destra in una prospettiva di bipolarismo (ma non bipartitismo) purchè questo bipolarismo non si fonda semplicemente su una logica di scontro che neghi alla radice l’ottica cristiana reprimendo quell’ “ampio sguardo” e quella integralità, di cui ho parlato poc’anzi.

Non si può applicare questa visione di mediazione all’esterno, nei rapporti con gli altri partiti, e non all’interno rispetto alle diverse componenti presenti nell’UDC.
Una massima di Sant’Ambrogio suggerisce: “In necessariis unitas, in dubiis libertas, in omnibus caritas” (Nelle necessità unità, nelle divergenze libertà, in ogni cosa carità).
La diversità delle posizioni interne arricchisce la democrazia se la sintesi che si crea dall’interazione di queste forze è positiva e concorre all’efficacia del partito nel suo complesso. Occorre invece con urgenza uscire da un autoreferenzialità che spinge il partito a utilizzare più risorse nel gestire i rapporti interni, piuttosto che non per una maggiore incisività verso l’esterno.
Un partito che si dice erede del pensiero di De Gasperi non può dimenticare la sua testimonianza “Sono un uomo di partito, ma non di parte. Mi sento neo-guelfo, ma non antighibellino, ho sempre avuto la preoccupazione dell’unità, della collaborazione sincera nella sintesi delle forze.” Mi pare che troppo spesso invece oggi si sacrifichi il partito per la parte, con pochi risultati per la parte, e nessun risultato per il partito.
La mediazione non è una scelta di comodo; la mediazione costa fatica, pazienza, lavoro tenace, e comporta sempre una parte di rinuncia; la mediazione non è nemmeno affarismo o trasformismo, è anzi semmai la consapevolezza che gli obbiettivi finali che ci prefiggiamo sono troppo importanti per rinunciarvi per piccoli interessi di bottega.

C’è un quadro politico sempre più confuso e in perenne transizione che cerca un nuovo equilibrio e una società italiana impaziente che attende da tempo importanti riforme: questo non è il tempo delle certezze, questo è il tempo delle scommesse. Ma se proprio devo scommettere, continuo a farlo sul mio partito, sull’UDC.
Allo stesso modo spero che l’UDC continui a scommettere sui giovani, sulle loro capacità, sulla loro intraprendenza, sul loro desiderio di puntare alto nelle scommesse della vita e della politica.


Antonella M. Andreoli

Sbavette
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lunedì, 02 aprile 2007, ore 18:38

Un po' di sano clericalismo...

Siam clericali
Inno della Federazione cattolica operaia di Cambiano, recitato in occasione del decimo anniversario della sua fondazione. Da Il Martello, Verona, 30 novembre 1895.

Poiché la cricca dei liberali
Ci ha dato il titolo di clericali,
E’ nostra gloria chiamarci tali.
Come cattolici siam clericali.


Fede incrollabile speranza e amore
Noi abbiam tutti nel Creatore
Che premia i buoni punisce i mali.
Siam clericali, siam clericali.

E pari fede speranza e amore
Abbiamo unanimi nel Redentore
morto e risorto per noi mortali.
Siam clericali, siam clericali.

Umili servi pur di Maria
Preghiam che il santo suo nome sia
La conversione dei liberali,
Conforto e speme dei clericali.

E al Santo fabbro nostro patrono
Da noi pur offresi il core in dono
Perché allontani gli odierni mali
Dal sodalizio dei clericali.

Vogliamo il papa indipendente:
Vogliam da vincoli la Chiesa esente,
Cioè dai vincoli dei liberali
Nemici acerrimi dei clericali.

A Dio e alla patria sempre devoti
Alziamo al Cielo fervidi voti,
Perché la liberi dai liberali,
Che la dissanguano. Siam clericali.

Vogliam l'Italia libera e forte:
Sappiam per essa sfidar la morte,
Più pronti e alacri dei liberali.
Siam clericali, siam clericali.

Amiam le patrie istituzioni
Senza massoniche applicazioni.
Onde si valgono i liberali
Per l'oppressione dei clericali.

Odiam la lurida pornografia,
E la satanica filosofia,
Che fa gli uomini pari ai maiali.
Siam clericali, siam clericali

Non temiam l'ira dei framassoni,
L'odio e gli scherni dei mascalzoni,
Che il nome usurpano di liberali
Sol per combattere i clericali.

Siam di carattere cessi l'insano
Timor che appellasi rispetto umano:
Siamo cattolici. Vantiamci tali.
Come cattolici, siam clericali.

Nobilitiamoci con buoni esempi:
Facciam risplendere in faccia agli empi
Con opre degne gli alti ideali,
A cui s'ispirano i clericali.

Con buone azioni e prece ardente
Potrem rivolgere di Dio la mente
A pro dei miseri e dei mortali,
Che sempre osteggiano i clericali.

Se non c'illude forse il desio,
Vediam risorgere l'alba di Dio,
Che mentre sfolgora i liberali,
Il cor rinfranca dei clericali.

Vedrem calmarsi la rea procella,
Che di Pier1 agita la navicella
Pel vento infesto dei liberali
Contro la Chiesa e i clericali

Vedrem più bende cader dal ciglio:
Subentrar l'ordine allo scompiglio:
Men velenosi farsi gli strali
Contro il pontefice e i clericali.

E alla voce del Vaticano
vedrem l'antico spirto cristiano
Destarsi, e i popoli farsi morali
Giusta la prece dei clericali.

E rinsavita la società
Per lunga prova si accorgerà,
Che i ver filantropi, ver liberali
Siam noi cattolici, noi clericali.

Non temiam l'ira dei framassoni,
L'odio e gli scherni dei mascalzoni,
Che il nome usurpano di liberali
Sol per combattere i clericali.

Siam di carattere cessi l'insano
Timor che appellasi rispetto umano:
Siamo cattolici. Vantiamci tali.
Come cattolici, siam clericali.

Nobilitiamoci con buoni esempi:
Facciam risplendere in faccia agli empi
Con opre degne gli alti ideali,
A cui s'ispirano i clericali.

Con buone azioni e prece ardente
Potrem rivolgere di Dio la mente
A pro dei miseri e dei mortali,
Che sempre osteggiano i clericali.

Se non c'illude forse il desio,
Vediam risorgere l'alba di Dio,
Che mentre sfolgora i liberali,
Il cor rinfranca dei clericali.

Vedrem calmarsi la rea procella,
Che di Pier1 agita la navicella
Pel vento infesto dei liberali
Contro la Chiesa e i clericali

Vedrem più bende cader dal ciglio:
Subentrar l'ordine allo scompiglio:
Men velenosi farsi gli strali
Contro il pontefice e i clericali.

E alla voce del Vaticano
vedrem l'antico spirto cristiano
Destarsi, e i popoli farsi morali
Giusta la prece dei clericali.

E rinsavita la società
Per lunga prova si accorgerà,
Che i ver filantropi, ver liberali
Siam noi cattolici, noi clericali.

 

Sbavette
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