giovedì, 06 settembre 2007, ore 00:28

Feminists fo Life

Visto che era spuntato il tema ecco il link al bel sito delle femministe anti-abortiste americane *___*
Wow...

http://www.feministsforlife.org/
Sbavette
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categoria : politica, donne

mercoledì, 05 settembre 2007, ore 23:33

On. Cento, un po' di pudore

di Don Carlo Velludo*

Mi presento: sono uno di quegli "imprenditori" entrati nel mirino suo, sottosegretario Cento, e di alcuni altri suoi colleghi, comprensibilmente preoccupati di salvare l'Italia dal fallimento economico cui la Chiesa cattolica la sta condannando.
Non faccio l'imprenditore per scelta, ma per caso. Io ho scelto di fare il prete, ma nella parrocchia dove ora sono c'è una scuola materna, ed io ne sono diventato fatalmente il presidente.
Leggendo i giornali e ascoltando le allarmate dichiarazioni di taluni di voi politici, credo che non pochi italiani si stiano convincendo che la Chiesa cattolica gode di innumerevoli e immotivati "privilegi", tra i quali l'esenzione dell'Ici. E così anch'io, in qualità di legale rappresentante della parrocchia, proprio grazie anche a queste imperiose valutazioni ripetutamente espresse, mi vado convincendo che sto derubando e impoverendo l'Italia: la scuola materna che gestisco non paga l'Ici. Ebbene sì, il sottoscritto (e conseguentemente anche la Chiesa cattolica) si sta arricchendo alle spalle della comunità civile, grazie ai "privilegi" che ricevo sottoforma di esenzioni, oltre a "copiosi" contributi statali, regionali e comunali.
Non starò a dirle come io mi senta dinanzi a coloro che proprio non hanno un privilegio alcuno, come i parlamentari che, obtorto collo, vivono in totale ossequio alle leggi che li costringono (poveri loro) a percepire appena "28 mila euro lordi al mese, che maturano un vitalizio che è cumulabile con la pensione maturata nell'attività di provenienza il cui importo, però, non è correlato con quanto hanno versato" (cito da una domanda all'onorevole Letta su "Avvenire" del 24 agosto 2007, a pag. 10).
La mia scuola quest'anno, come tutti gli anni d'altra parte, ha dovuto più volte "batter cassa" e chiedere un finanziamento alla parrocchia (a se stessa quindi), e non certo alla collettività cui tutto sommato appartengono i figli che ospitiamo, per poter pagare gli stipendi, in quanto i "p rivilegi" di cui saremmo ricchi (e che dovrebbero esserci tolti) non riescono a coprire le spese vive del servizio. Questo però la stampa non lo scrive, perché lei onorevole Cento e i suoi colleghi parlamentari non lo dite, impegnati come siete a mostrarvi paladini della laicità e difensori delle classi più povere, quelle che in un anno di lavoro non guadagnano quanto il vostro stipendio mensile e che risultano impoverite non certo da questo ma dai privilegi della Chiesa cattolica. Ora però non è a tema lo stipendio dei parlamentari, si parla dei "privilegi" della Chiesa cattolica, e quella sua, onorevole Cento, appare ahinoi una battaglia giusta, perché i privilegi vanno giustamente abbattuti.
E allora, che cosa augurarle, onorevole Cento? Che vinca la sua battaglia, anche se questo dovesse far chiudere le scuole d'infanzia parrocchiali, colpevoli di far risparmiare alla collettività troppi soldi rispetto a quanto la collettività spende per gestire analoghe strutture; che gli oratori parrocchiali e le case alpine dove si fanno i grest e i campi scuola per i ragazzi paghino un'Ici doppia, perché quell'attività "commerciale" così redditizia qual è la costruzione di un uomo, è giusto che sia adeguatamente tassata.
Onorevole, mi raccomando, non si fermi però a queste poche "conquiste" davvero sociali, e spinga a fondo l'acceleratore. Giacché c'è, perché non promuove una ulteriore breccia di Porta Pia, così da incamerare nuovamente tutti i "beni ecclesiastici", requisendo oratori, scuole, case alpine che stanno rendendo così ricca la Chiesa? Quando avrà conquistato questi beni, per fare equivalenti servizi, sicuramente lei pagherà l'Ici e stipendi adeguati ai suoi nuovi dipendenti. A lei, d'altra parte, con i suoi 28.000,00 euro mensili, dovrebbe risultare un tantino più semplice che a me, con i miei 1.009,59 euro mensili. Ma forse, in quel caso, l'Ici non sarà più una tassa dovuta, perché il servizio assumerà finalmente la sua propria rilevanza sociale, e sarà plausi bilmente giusto che non venga tassato. E così anche i costi di gestione verranno messi a carico della collettività, proprio per la riconosciuta e indiscussa funzione dell'opera, e lei non dovrà veder impoverito il proprio stipendio mensile.
Con sincerità le dico che mi piacerebbe sedermi accanto alla sua scrivania di gestore di una scuola dopo che questa si è "svenata" per ottemperare a tutte le richieste che la messa a norma dell'edificio richiedeva al fine di ottenere e mantenere la "parità", e vedere come se la cava quando i contributi promessi non arrivano o arrivano decurtati anni dopo.
Sapendo tuttavia che per ora questo è un "privilegio" che mi resta accollato, come cittadino italiano che deve mandar avanti un'azienda con dipendenti regolarmente assunti e percepisce uno stipendio mensile di 1.009,59 euro, vorrei almeno essere esentato dall'altro "privilegio" di dovermi privare di due anni di stipendio per pagarle una sola mensilità e sentirmi offeso poi dalle sue dichiarazioni. Sì, onorevole Cento, abbia almeno il pudore di non coprire di menzogne chi le concede di ritagliarsi un così esagerato stipendio, permettendole anche di continuare a legiferare privilegi a proprio favore.
O anche questa richiesta è un "privilegio" che vorrebbe negarmi?

* parroco di Santa Maria del Sile, Treviso
http://www.avvenire.it/
Sbavette
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categoria : politica, attualità

mercoledì, 05 settembre 2007, ore 20:38

La balla della Chiesa-che-non-paga-l'Ici

Volevo dire una novità agli italiani: l'Arci non paga le tasse! Non paga l'Ici! Non ho fatto il calcolo di quanti soldi accumulerebbe lo stato se glieli facesse pagare, ma prevedo tanti zeri, mentre i poveri italiani pagano!!! I soliti comunisti pieni di schifosi privilegi, eccoli! Sempre loro!

Ora mi sento meglio. Ci tenevo a scrivere questa cosa perchè la storia (o meglio, la bufala!) della Chiesa che non paga le tasse mi ha stancata. La chiesa non paga l'Ici al pari di tutte le associazioni e gli enti non-profit, nè più nè meno, e non si capisce perchè se l'Arci non la paga per il posto in cui fa il corso di massaggio shiatzu, la dovrebbe pagare la Chiesa per il posto in cui fa la mensa dei poveri o il catechismo dei bambini.
Il catechismo o la mensa dei poveri valgono meno del corso di massaggio? Socialmente ha meno valore? Ha meno rilevanza pubblica solo perchè a farlo c'è un omino con la tonaca anzichè un omino senza tonaca??? La Chiesa è più di una semplice associazione ma è ANCHE una semplice associazione, e ne ha tutti i diritti. Ignorarlo significa essere talmente assuefatti dall'ideologia dal non riconoscere più la realtà.
E dire che di solito la sinistra ci tiene all'uguaglianza...
Sbavette

mercoledì, 05 settembre 2007, ore 19:07

A me 'sto V-day proprio non piace.
Non mi piace il rigurgito anti-politico che lo ha fatto nascere e che il V-day contribuirà molto probabilmente a far crescere. C'è bisogno di gente che ami la politica e contribuisca a migliorarla dall'interno, di gente che la maledice e la odia ce n'è fin troppa.
Non mi piace nemmeno il manifesto di Grillo con le sue tre proposte: 1) no alla candidatura di politici che hanno subito precedentemente una condanna, 2) no a politici che stanno in carica più di 2 legislature, 3) preferenza diretta.
Al primo punto sono contraria, perchè basterebbe un magistrato compiacente per far fuori i nemici politici condannandoli (poi magari vengono assolti in seguito, ma intanto l'hai messo fuori gioco ...tangentopoli docet...) e poi perchè una volta che hai scontato la pena e pagato il tuo debito con lo stato, sei una persona libera e  non trovo motivata la lesione dei diritti politici di cittadinanza attiva.
Al secondo punto sono contraria perchè se sbuca fuori un nuovo De Gasperi non vedo perchè dovremmo farlo fuori dopo due mandati (che magari se cade il governo durano pure pochissimo) per fare posto ad un novellino qualunque...
Al terzo punto invece sono daccordo: reintrodurre la preferenza è fondamentale per la democrazia. Sono i cittadini che devono scegliere i parlamentari con la preferenza e non le segreterie di partito, e  questa cosa permette anche di moderare gli effetti della non-applicazione dei primi due punti riconducendo tutto alla democrazia: se con la preferenza viene eletto una persona che in passato è stata condannata o se viene eletto un parlamentare per il 5° mandato, vuol dire che le persone hanno fiducia in lui, se invece alle stesse condizioni viene eletto un parlamentare scelto da una segreteria di partito senza avvallo popolare, allora la cosa è ben diversa e più preoccupante.
Sbavette
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categoria : politica

domenica, 02 settembre 2007, ore 21:40

Un Pinocchio da Nobel
Nobel per la pace, ambasciatrice Onu, ora anche sul Corriere. Ma Rigoberta Menchù si è inventata tutto e un libro lo dimostra. Solo che lei continua a narrare la sua epopea spontanea e anticapitalista. E il teatrino va avanti col beneplacito della sinistra di pensiero. Che sia “autenticamente falso” è un dettaglio

Alcuni giorni fa il Corriere della Sera ha collocato in prima pagina un articolo di Rigoberta Menchù «Noi indigeni, figli devoti di Madre Terra». La scelta sia del tema e che dell’autrice fanno pensare. L’onore della prima pagina è scontato per un Premio Nobel, ma la fama della Menchù, e il suo Nobel, si basano su un percorso di vita che non è come si presenta nel suo opus magnum e unicum, Io, Rigoberta Menchù, il cui contenuto già da quattro anni è stato smontato e dimostrato essere in gran parte falso.

Veramente falso
A denunciare il caso è stato un antropologo di sinistra, David Stoll, professore dell’università di Middlebury. Trovandosi nel villaggio della Menchù in Guatemala per ricerche di altro genere, aveva chiesto ai compaesani «è questa la piazza dove Rigoberta vide morire bruciato vivo suo fratello?». La domanda invece di suscitare il rispetto che il professore si sarebbe aspettato, suscitò uno scambio di sguardi ironici fra la gente del posto. Mai conosciuto questo fratello bruciato vivo. Stoll, inizialmente incredulo, iniziò un’indagine che lo portò a intervistare 120 persone fra parenti, amici, insegnanti e compagni di classe dell’“Ambasciatrice dell’Onu”, in un lavoro durato una decina d’anni. Quando fu pubblicato, il New York Times mandò in Guatemala un reporter a controllare se quello che diceva Stoll era vero. Ne ricavò una facile conferma. Fu clamoroso. Non solo per via del Nobel, ma soprattutto perché Io, Rigoberta Menchù era entrato negli atenei d’America, consigliato o imposto nelle bibliografie e oggetto di centinaia di papers e tesi di laurea.
Cosa contiene di tanto straordinario questo libro? È semplice: Mi chiamo Rigoberta Menchù è la storia che serve all’intellighentsia occidentale di sinistra per legittimare le proprie fantasie. Un po’ come in epoca romantica l’Ossian. Come l’Ossian forniva gli “autentici” versi romantici e tempestosi che si supponeva sgorgassero dal cuore dei bardi primitivi, così Mi chiamo Rigoberta Menchù fornisce finalmente un esempio vero della spontanea lotta di classe teorizzata da Marx e mai rinvenuta nella vita reale. Non rivoluzioni studiate a tavolino e capeggiate dai figli della borghesia come Lenin e Marx, ma la vera epopea spontanea, con da una parte la classe dei privilegiati perfidi e predoni e dall’altra i contadini lavoratori analfabeti, sfruttati, spossessati e martiri, che si mantengono sempre però nobili e irremovibili nella pura ideologia. Peccato solo che, come l’Ossian, anche l’autobiografia della Menchù sia un collage di frammenti di verità misti a invenzione.

Multicultura unica e obbligatoria
Rigoberta Menchù dipinge infatti la sua come una povera famiglia indigena che viveva ai margini di un paese da cui erano stati espulsi ai tempi dei conquistadores. Il padre Vicente viene presentato come impegnato in una battaglia eroica ma disperata per organizzare la resistenza contro i padroni ladino, discendenti dei conquistadores, a difesa di un pezzetto di terra da coltivare. Di sé Rigoberta narra che, a causa del duro lavoro nei campi, e della nobile diffidenza del padre per la cultura borghese, le fu impedito di andare a scuola, per cui rimase analfabeta. La realtà invece è molto diversa. Non solo i Menchù non erano dei poveri senzaterra, ma Vicente Menchù era proprietario di oltre 2,700 ettari di terreno. Rigoberta non trascorse la giovinezza a lavorare, 8 mesi l’anno, sulle piantagioni, ma frequentò due collegi prestigiosi, tenuti da suore cattoliche. E la lunga disputa per la terra, narrata come evento centrale del libro, fu in realtà una contesa fra Vicente Menchù e i suoi parenti maya, capeggiati dallo zio della moglie, intorno alla proprietà di un piccolo appezzamento di soli 150 ettari.
Ma il clamore suscitato dal libro-verità di Stoll è dovuto soprattutto al fatto che la Menchù si è imposta non come un mito del marxismo, solidale con la guerriglia castrista, ma come testa di ponte della multiculturalità, messa a fianco ad Aristotele, Dante e Shakespeare a rendere politicamente corretti gli esami di “Civiltà occidentale”. Questo è il paradigma irrinunciabile che unisce post-marxisti, ambientalisti e, in modo quasi-ossimorico, anti-globalizzatori, tutto il popolo composito dei contestatori itineranti legati al nome di Seattle. Non a caso essi temono l’omologazione delle multinazionali, del Wto e del Fondo monetario, ma invocano di fatto quella delle Nazioni Unite. La multicultura, che rivendica rispetto per il diverso, in realtà è cultura unica e obbligatoria, l’unica visione del mondo permessa.
Il suo principio dichiarato, l’inclusività, livella e relativizza gli usi e le idee di centinaia di milioni di persone e le mette sullo stesso piano degli usi e delle idee di ogni “minoranza”. Il suo principio “non” dichiarato ma implicito e ferreo è l’esaltazione incondizionata di tutto ciò che occidentale non è. Il fondo della Menchù sul Corriere parla del carattere «sacro» della Terra, «radice e fonte della cultura», «madre» che merita «venerazione, onore, tenerezza, rispetto spirituale, devozione» e con cui i popoli indigeni, saggi per definizione, sanno vivere «armoniosamente, proteggere e curare». Tutto ciò costituisce la spina dorsale del movimento New Age, adottato di fatto come religione universale dai maggiorenti delle Nazioni Unite. I suoi effetti pratici sono di rinforzare la spinta al moderno luddismo, alla demonizzazione del progresso tecnologico, e all’invocazione di misure come quelle del Trattato di Kyoto, suscettibili di comprimere l’economia e creare disoccupazione e povertà smisurate, o forse è più giusto chiamarle “globali”.

Alessandra Nucci
Tempi num.25 del 21 Giugno 2001
Sbavette
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categoria : politica