DA MILANO ENRICO NEGROTTI
Un fantomatico documento bioetico è stato annunciato ieri dall’ufficio stampa della Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri (Fnomceo), come se fosse la posizione ufficiale approvata dai 103 presidenti degli Ordini provinciali. In questo documento si parla di pillola del giorno dopo, aborto (e introduzione della RU486), diagnosi preimpianto nella fecondazione assistita e assistenza ai neonati estremamente prematuri. Peccato che il suddetto documento non sia quello approvato dal Consiglio nazionale della Fnomceo, che invece – in nove cartelle – svolge una riflessione sul ruolo dei medici nella società, evidenzia i problemi quotidiani che sono di ostacolo a una adeguata assistenza sanitaria ai cittadini e si rivolge ai politici (e segnatamente ai candidati premier) perché tengano in considerazione le valutazioni dei medici nei loro programmi dedicati alla sanità.
Dalla Fnomceo è stato diffuso un comunicato che segnala il favore dei medici verso «l’impianto tecnicoscientifico, giuridico e morale» della legge 194, affermando la «necessità» di introdurre anche la pillola Ru486. Per quanto riguarda la pillola del giorno dopo, si lamentano «surrettizie limitazioni che ostacolino la fruizione del diritto della donna», riconoscendo la clausola di coscienza dei medici (prevista dall’articolo 22 del Codice deontologico), ma ricordando l’obbligo del medico di «fornire al cittadino ogni utile informazione e chiarimento». Sulla procreazione medicalmente assistita, il comunicato della Fnomceo insiste su recenti sentenze della magistratura e ricorda di essersi già espressa negativamente sulla limitazione della diagnosi genetica preimpianto e sull’obbligo di impianto di tutti gli embrioni prodotti. Infine sull’assistenza ai neonati prematuri si riconosce il dovere del medico «quando sussistano possibilità di vita autonoma del feto» di adottare «tutte le misure idonee a salvaguardarne la vita, ispirando il proprio comportamento caso per caso, evitando ogni forma di acca- nimento terapeutico» e informando e coinvolgendo nelle scelte i genitori.
Peccato che tale «documento», se presentato come posizione ufficiale della Fnomceo, sia «sostanzialmente un falso». Così lo definisce Valerio Brucoli, componente del comitato sulla deontologia della Fnomceo: «Nel Consiglio nazionale sono state lette 14 relazioni dei gruppi di lavoro, ma non sono state né votate né approvate. In particolare quella relativa ai temi etici (e che ora viene presentata come la posizione della Fnomceo) è solo una delle posizioni espresse al comitato etico, quindi un’opinione personale. Il documento approvato dal Consiglio nazionale della Fnomceo, invece, parla d’altro».
Infatti riguarda le sfide tecnico-professionali, etiche e civili sempre più complesse che vengono proposte alla società e ai medici dai processi di innovazione scientifica e tecnologica della medicina. Pertanto il Consiglio nazionale della Fnomceo propone alcuni consigli per una «buona politica in sanità». Si sottolinea la necessità di «ridefinire i rapporti tra le prerogative della politica e quelle della gestione», irrobustendo il ruolo nello Stato in una sanità federale e rivedendo ruolo e attribuzioni del direttore generale. Si richiede un intervento legislativo sulla prevenzione e gestione del rischio professionale, per ridurre il ricorso alla medicina difensiva, e altri temi professionali. Il Consiglio nazionale della Fnomceo promette l’organizzazione a Roma, in primavera, dell’organizzazione di una conferenza nazionale sulla professione medica aperta a tutti gli interlocutori istituzionali e sociali.
(da Avvenire di oggi)
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Sono personalmente responsabile di aver eseguito 75.000 aborti. Ciò mi legittima a parlare con autorevolezza e credibilità sull’argomento. Sono stato uno dei fondatori della National Association for the Repeal of the Abortion Laws [Associazione Nazionale per la legalizzazione dell’aborto ndr] (NARAL), nata negli Stati Uniti, nel
Come ci riuscimmo? È importante capire le strategie messe in atto perché esse sono state utilizzate, con piccole varianti, in tutto il mondo occidentale al fine di cambiare le leggi contro l’aborto.
La prima strategia fu conquistare i massmedia
Cominciammo convincendo i massmedia che quella per la liberalizzazione dell’aborto era una battaglia liberale, progressista ed intellettualmente raffinata. Sapendo che se fosse stato fatto un vero sondaggio ne saremmo usciti sonoramente sconfitti, semplicemente inventammo i risultati di falsi sondaggi. Annunciammo ai media che dai nostri sondaggi risultava che il 60% degli Americani era favorevole alla liberalizzazione dell’aborto. Questa è la tecnica della bugia che si auto-realizza: poche persone, infatti, desiderano stare dalla parte della minoranza. Raccogliemmo ulteriori simpatie verso il nostro programma inventando il numero degli aborti illegali praticati ogni anno negli Stati Uniti. La cifra reale era di circa centomila, ma il numero che più volte ripetemmo attraverso i media era di un milione. Ripetendo continuamente enormi menzogne si finisce per convincere il pubblico.
Il numero delle donne morte per le conseguenze di aborti illegali si aggirava su 200-250 ogni anno. La cifra che costantemente indicammo ai media era 10.000.
Questi falsi numeri penetrarono nelle coscienze degli Americani, convincendo molti che era necessario eliminare la legge che proibiva l’aborto.
Un’altra favola che facemmo credere al pubblico attraverso i media era che la legalizzazione avrebbe significato soltanto che quegli aborti, allora eseguiti illegalmente, sarebbero divenuti legali. In realtà, ovviamente, l’aborto è divenuto ora il principale metodo di controllo delle nascite negli Stati Uniti e il loro numero annuale è aumentato del 1500% dalla legalizzazione.
La seconda strategia fu giocare la “carta cattolica”
Sbeffeggiammo sistematicamente
La terza strategia fu la denigrazione e la soppressione di tutte le prove scientifiche del fatto che la vita ha inizio dal concepimento.
Spesso mi viene chiesto che cosa mi abbia fatto cambiare idea. Come, da esponente abortista di punta, mi sono trasformato in un difensore pro-life? Nel 1973, sono diventato direttore di Ostetricia in un grande ospedale di New York City ed ho fondato l’unità di indagine prenatale, proprio quando stava prendendo il via una nuova grande tecnologia che oggi usiamo quotidianamente per studiare il feto nell’utero. Una delle principali tattiche pro-aborto è insistere sull’impossibilità di definire quando la vita abbia inizio, e che questa sia una domanda di carettere teologico o morale o filosofico ma non scientifico. La fetologia ha reso innegabilmente evidente che la vita inizia dal concepimento e che richiede tutta la protezione e la salvaguardia che ognuno di noi desidera per se stesso. È chiaro che la liberalizzazione dell’aborto è la deliberata distruzione di quella che indiscutibilmente è una vita umana. È un inaccettabile atto di violenza mortale. Si può comprendere che una gravidanza non pianificata sia uno straziante dilemma, ma cercare la soluzione in un deliberato atto di distruzione significa buttare via l’infinita ricchezza dell’ingengno umano e sottomettere il bene pubblico alla classica risposta utilitaristica ai problemi sociali.
Come scienziato so - non “credo”, ma “so” – che la vita ha inizio con il concepimento. Benché io non sia praticante, credo con tutto il cuore alla sacralità dell’esistenza che ci impone di fermare in modo definitivo ed irrevocabile questo triste e vergognoso crimine contro l’umanità.
(tratto dal sito http://www.editorialeilgiglio.it/articles.php?lng=it&pg=308 dove è scaricabile anche il filmato "Il grido silenzioso" che riprende un aborto)