Il cattolico adulto
di Marco Cardarelli
Il Cattolico Adulto (C.A.) si distingue dal cattolico semplice per una serie di valorose caratteristiche che andremo brevemente ad elencare
La prima: Il C.A., in quanto tale, non è più bambino, lo dice la parola stessa, e quindi, in quanto adulto, pensa liberamente e non è condizionato dal pensare altrui, in particolare da quello dei cosiddetti padri, che, nel mondo cattolico, tendono a corrispondere, seppur con una certa approssimazione, con i rappresentanti della Chiesa. Il C.A., pertanto, è abilitato a ritenere, per esempio, che una coppia composta di uomo più uomo, costituisca una famiglia, seppur particolare, che potremmo definire, sempre per esempio, ‘faviglia’, per marcare la differenza e contemporaneamente mantenere un’assonanza con il termine originario. Il C.A. rimane pur sempre cattolico e mantiene una certa affezione, in particolare in periodo elettorale, per le nonnine che vanno in chiesa la mattina e potrebbero fraintendere il messaggio avveniristico – così confermando di aver ben compreso i preziosi insegnamenti sia del c.d. pensiero debole sia dei Village People.
E così, arriviamo alla seconda caratteristica di distinzione: il C.A. è, come abbiamo appena dimostrato, uomo colto, nel senso etimologico di ‘coltivato’, terreno fertile e dissodato, accogliente nei confronti delle
più svariate colture, della più varia semenza. Ha quindi, contrariamente al cattolico semplice, una speciale tendenza al sincretismo. Il sincretismo è quella nota corrente teodottrinale, secondo cui non appare opportuno ricercare la Verità solo in un determinato ambito, ma ricostruirla attraverso una preziosa opera di ricucitura fra le varie posizioni. Ad esempio, nella meditazione della Passione, Morte e Risurrezione di Nostro Signore, il C.A. non si limita all’esame delle istanze della Tradizione, ma ricostruisce la vicenda, e il senso che ne promana, tenendo in giusta considerazione anche le posizioni posizioni che hanno al riguardo i dervisci, l’associazione dei druidi scozzesi, i devoti a Manitù, gli adoratori del grande Cocomero e il mago Otelma.
Quasi naturalmente scivoliamo verso la terza caratteristica del C.A.: il C.A. è tollerante e rispettoso del prossimo, chiunque esso sia, che, per definizione e oltre le apparenze, in fondo in fondo la pensa come lui. Naturalmente, con la sola eccezione del cattolico semplice, ritenuto dal C.A. il proprio peggior nemico.
La tolleranza del C.A. si manifesta in molti campi, in particolare nell’uso del linguaggio: il C.A. non si limita a dare il nome tradizionale alle cose, ne cerca sempre nuovi, che allo stesso tempo identifichino l’oggetto
e lo abbelliscano.
Sempre a titolo di esempio il C.A., per indicare il medesimo concetto, non usa mai il termine ‘aborto’, ma il più elegante ‘interruzione volontaria di gravidanza’ o ‘ivg’. Le parole hanno il loro peso e merita delicatezza
anche il ginecologo: il quale non sopprime il concepito, ma interrompe soltanto la gravidanza: la differenza
è evidente a tutti.
Malelingue sostengono che il C.A., per tutta questa serie di ragioni, forse è più adulto (o meglio rimbambito) che cattolico, ma sono posizioni vetero bigotte che non meritano alcun rilievo e dalle quali ci teniamo a distanza.
Alla fine di questo breve excursus, ci dispiacerebbe se le nostre poche parole fossero state troppo condizionate dalla stima profonda e dalla simpatia morale che nutriamo per il C.A.
(tratto da Il Nuovo Cittadino)