venerdì, 13 giugno 2008, ore 12:51

Brasile. Il Parlamento dice ancora no all'aborto
In commissione neppure i favorevoli all’aborto votano a favore della proposta

In Brasile continua il braccio di ferro tra il governo Lula supportato dalle potenti multinazionali della pianificazione familiari ed il Parlamento che ha invece l’appoggio del popolo che per il 68% è contrario ad ogni forma di legalizzazione dell’aborto. L’ultimo episodio di questo confronto si è svolto alla Camera dove la Commissione CSSF (Comissão de Seguridade Social e Família) ha votato con 33 voti contrari e nessuno a favore contro la proposta di liberalizzazione. Perfino i delegati favorevoli all’aborto hanno preferito astenersi, forse perché sapevano che avrebbero perso.

(dalla newsletter del MPV)
Sbavette
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categoria : politica, vita, aborto

lunedì, 25 febbraio 2008, ore 10:23

Medici, documento choc «Ma non è quello votato»
 Nel testo diffuso apertura totale a «194» e Ru486 Ma ci sono dubbi


 DA MILANO
ENRICO NEGROTTI
 U
n fantomatico documento bioetico è stato an­nunciato ieri dall’ufficio stampa della Federa­zione nazionale degli Ordini dei medici chi­rurghi e degli odontoiatri (Fnomceo), come se fosse la posizione ufficiale approvata dai 103 presidenti de­gli Ordini provinciali. In questo documento si parla di pillola del giorno dopo, aborto (e introduzione della RU486), diagnosi preimpianto nella fecondazione as­sistita e assistenza ai neonati estremamente prema­turi. Peccato che il suddetto documento non sia quel­lo approvato dal Consiglio nazionale della Fnomceo, che invece – in nove cartelle – svolge una riflessione sul ruolo dei medici nella società, evidenzia i proble­mi quotidiani che sono di ostacolo a una adeguata as­sistenza sanitaria ai cittadini e si rivolge ai politici (e segnatamente ai candidati premier) perché tengano in considerazione le valutazioni dei medici nei loro programmi dedicati alla sanità.
  Dalla Fnomceo è stato diffuso un comunicato che se­gnala il favore dei medici verso «l’impianto tecnico­scientifico, giuridico e morale» della legge 194, affer­mando la «necessità» di introdurre anche la pillola Ru486. Per quanto riguarda la pillola del giorno dopo, si lamentano «surrettizie limitazioni che ostacolino la fruizione del diritto della donna», riconoscendo la clausola di coscienza dei medici (prevista dall’artico­lo 22 del Codice deontologico), ma ricordando l’ob­bligo del medico di «fornire al cittadino ogni utile infor­mazione e chiarimento». Sulla procreazione medi­calmente assistita, il comunicato della Fnomceo insi­ste su recenti sentenze della magistratura e ricorda di essersi già espressa negativamente sulla limitazione della diagnosi genetica preimpianto e sull’obbligo di impianto di tutti gli embrioni prodotti. Infine sull’as­sistenza ai neonati prematuri si riconosce il dovere del medico «quando sussistano possibilità di vita auto­noma del feto» di adottare «tutte le misure idonee a salvaguardarne la vita, ispirando il proprio compor­tamento caso per caso, evitando ogni forma di acca-
nimento terapeutico» e informando e coinvolgendo nelle scelte i genitori.
  Peccato che tale «documento», se presentato come posizione ufficiale della Fnomceo, sia «sostanzial­mente un falso». Così lo definisce Valerio Brucoli, com­ponente del comitato sulla deontologia della Fnom­ceo: «Nel Consiglio nazionale sono state lette 14 rela­zioni dei gruppi di lavoro, ma non sono state né vota­te né approvate. In particolare quella relativa ai temi etici (e che ora viene presentata come la posizione del­la Fnomceo) è solo una delle posizioni espresse al co­mitato etico, quindi un’opinione personale. Il docu­mento approvato dal Consiglio nazionale della F­nomceo, invece, parla d’altro».
  Infatti riguarda le sfide tecnico-professionali, etiche e civili sempre più complesse che vengono proposte al­la società e ai medici dai processi di innovazione scien­tifica e tecnologica della medicina. Pertanto il Consi­glio nazionale della Fnomceo propone alcuni consi­gli per una «buona politica in sanità». Si sottolinea la necessità di «ridefinire i rapporti tra le prerogative del­la politica e quelle della gestione», irrobustendo il ruo­lo nello Stato in una sanità federale e rivedendo ruo­lo e attribuzioni del direttore generale. Si richiede un intervento legislativo sulla prevenzione e gestione del rischio professionale, per ridurre il ricorso alla medi­cina difensiva, e altri temi professionali. Il Consiglio na­zionale della Fnomceo promette l’organizzazione a Roma, in primavera, dell’organizzazione di una con­ferenza nazionale sulla professione medica aperta a tutti gli interlocutori istituzionali e sociali.


(da Avvenire di oggi) 

Sbavette
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categoria : politica, vita, aborto, attualità

martedì, 19 febbraio 2008, ore 16:02

Confessione di un Ex Abortista
del Dr. Bernard Nathanson

 

 

Nathanson.jpg

Sono personalmente responsabile di aver eseguito 75.000 aborti. Ciò mi legittima a parlare con autorevolezza e credibilità sull’argomento. Sono stato uno dei fondatori della National Association for the Repeal of the Abortion Laws [Associazione Nazionale per la legalizzazione dell’aborto ndr] (NARAL), nata negli Stati Uniti, nel 1968. A quel tempo, un serio sondaggio d’opinione aveva rilevato che la maggioranza degli Americani era contraria a liberalizzare l’aborto. In capo a soli 5 anni, noi riuscimmo a costringere la Corte Suprema degli Stati Uniti ad emettere la decisione che, nel 1973, legalizzò l’aborto completamente, rendendolo possibile virtualmente fino al momento del parto.

Come ci riuscimmo? È importante capire le strategie messe in atto perché esse sono state utilizzate, con piccole varianti, in tutto il mondo occidentale al fine di cambiare le leggi contro l’aborto.

 

La prima strategia fu conquistare i massmedia

 

Cominciammo convincendo i massmedia che quella per la liberalizzazione dell’aborto era una battaglia liberale, progressista ed intellettualmente raffinata. Sapendo che se fosse stato fatto un vero sondaggio ne saremmo usciti sonoramente sconfitti, semplicemente inventammo i risultati di falsi sondaggi. Annunciammo ai media che dai nostri sondaggi risultava che il 60% degli Americani era favorevole alla liberalizzazione dell’aborto. Questa è la tecnica della bugia che si auto-realizza: poche persone, infatti, desiderano stare dalla parte della minoranza. Raccogliemmo ulteriori simpatie verso il nostro programma inventando il numero degli aborti illegali praticati ogni anno negli Stati Uniti. La cifra reale era di circa centomila, ma il numero che più volte ripetemmo attraverso i media era di un milione. Ripetendo continuamente enormi menzogne si finisce per convincere il pubblico.

Il numero delle donne morte per le conseguenze di aborti illegali si aggirava su 200-250 ogni anno. La cifra che costantemente indicammo ai media era 10.000.

Questi falsi numeri penetrarono nelle coscienze degli Americani, convincendo molti che era necessario eliminare la legge che proibiva l’aborto.

Un’altra favola che facemmo credere al pubblico attraverso i media era che la legalizzazione avrebbe significato soltanto che quegli aborti, allora eseguiti illegalmente, sarebbero divenuti legali. In realtà, ovviamente, l’aborto è divenuto ora il principale metodo di controllo delle nascite negli Stati Uniti e il loro numero annuale è aumentato del 1500% dalla legalizzazione.

 

La seconda strategia fu giocare la “carta cattolica”

 

Sbeffeggiammo sistematicamente la Chiesa Cattolica e le sue “idee socialmente arretrate” e scegliemmo la Gerarchia cattolica come colpevole dell’opposizione contro l’aborto. Questo argomento fu ripetuto all’infinito. Diffondemmo ai media bugie del tipo “tutti sappiamo che l’opposizione all’aborto viene dalla Gerarchia e non dalla maggioranza dei cattolici” e “ i sondaggi dimostrano ripetutamente che la maggior parte dei cattolici vuole la riforma della legge sull’aborto”. I media bersagliarono insistentemente il pubblico americano con queste informazioni, persuadendolo che qualsiasi opposizione alla liberalizzazione dell’aborto doveva essere sotto l’influenza della Gerarchia ecclesiastica e che i cattolici favorevoli all’aborto erano illuminati e lungimiranti. Da questa affermazione propagandistica si deduceva che non esistessero gruppi antiabortisti non cattolici; il fatto che altre religioni cristiane e non cristiane fossero (e ancora sono) unamimemente antiabortiste era costantemente sottaciuto, allo stesso modo delle opinioni pro-life espresse da atei.

 

La terza strategia fu la denigrazione e la soppressione di tutte le prove scientifiche del fatto che la vita ha inizio dal concepimento.

 

Spesso mi viene chiesto che cosa mi abbia fatto cambiare idea. Come, da esponente abortista di punta, mi sono trasformato in un difensore pro-life? Nel 1973, sono diventato direttore di Ostetricia in un grande ospedale di New York City ed ho fondato l’unità di indagine prenatale, proprio quando stava prendendo il via una nuova grande tecnologia che oggi usiamo quotidianamente per studiare il feto nell’utero. Una delle principali tattiche pro-aborto è insistere sull’impossibilità di definire quando la vita abbia inizio, e che questa sia una domanda di carettere teologico o morale o filosofico ma non scientifico. La fetologia ha reso innegabilmente evidente che la vita inizia dal concepimento e che richiede tutta la protezione e la salvaguardia che ognuno di noi desidera per se stesso. È chiaro che la liberalizzazione dell’aborto è la deliberata distruzione di quella che indiscutibilmente è una vita umana. È un inaccettabile atto di violenza mortale. Si può comprendere che una gravidanza non pianificata sia uno straziante dilemma, ma cercare la soluzione in un deliberato atto di distruzione significa buttare via l’infinita ricchezza dell’ingengno umano e sottomettere il bene pubblico alla classica risposta utilitaristica ai problemi sociali.

 

Come scienziato so - non “credo”, ma “so” – che la vita ha inizio con il concepimento. Benché io non sia praticante, credo con tutto il cuore alla sacralità dell’esistenza che ci impone di fermare in modo definitivo ed irrevocabile questo triste e vergognoso crimine contro l’umanità.


 

 

(tratto dal sito http://www.editorialeilgiglio.it/articles.php?lng=it&pg=308 dove è scaricabile anche il filmato "Il grido silenzioso" che riprende un aborto)

Sbavette

venerdì, 25 gennaio 2008, ore 12:32

Eugenetica

"L’eugenetica, per molti, è quella che produce figli biondi con gli occhi azzurri, o quella imposta dallo Stato. Ma scegliere l’embrione sano e scartare quello difettato, dire 'tu sì, tu no', che altro è, allora? Chiariamo una volta per tutte questo punto: ogni forma di selezione genetica sulle persone, è eugenetica.
  Nella normativa italiana del dopoguerra l’eugenetica non è mai stata introdotta: non la prevede la legge 194 che regolamenta l’aborto, e neppure la legge 40, che nell’articolo 13 vieta espressamente la selezione genetica degli embrioni, e che infatti non permette a coppie portatrici di malattie ereditarie di accedere alle nuove tecniche di fecondazione in vitro. La tanto contestata legge sulla procreazione medicalmente assistita è stata formulata per dare un’opportunità a coppie infertili di diventare genitori, non certo per consentire la scelta di chi diventare genitori. Mai come in questi anni si parla di pari opportunità, di non discriminazione, di accettazione delle diversità, eppure al tempo stesso mai come nei nostri tempi la malattia e la disabilità sono così poco tollerate, tanto da ritenere lecita la possibilità di scelta del figlio: teniamo il sano, buttiamo il malato. Sono questi i nuovi valori?
"
(da un articolo di A. Morresi su Avvenire di oggi)
Sbavette